ALBERTO MANCINI: PROPORZIONE, BELLEZZA E DINAMISMO NEGLI YACHT

Mancini esprime un linguaggio innovativo caratterizzato dalla ricerca di dinamismo nelle proporzioni. 

Alberto Mancini nel suo studio

Alberto Mancini è un designer che sta contribuendo a rinnovare l’estetica negli yacht. L’armonia delle proporzioni è la base da cui parte per creare forme adottando nuove soluzioni per rappresentare il movimento, come facevano i futuristi che nella prima metà del Novecento avevano svecchiato i canoni ottocenteschi in Italia.

A pochi giorni dall’impegnativo Festival di Cannes, abbiamo incontrato Mancini nel suo studio per parlare di cosa lo ispira e dei vari trend che contraddistinguono oggi la nautica.

Fairline F//Line 33 disegnata da Mancini

“Nato e cresciuto a Trieste, ho una cultura per il mare che mi è stata trasmessa da mio padre navigando insieme nel Mediterraneo.”

Quali studi ha seguito?

“Ho fatto il liceo classico, ma sono sempre stato orientato verso l’indagine estetica ed avevo la grande ambizione di disegnare automobili che è rimasto il mio sogno nel cassetto. Dopo il diploma, mi sono trasferito a Torino per frequentare lo IED, l’Istituto Europeo di Design, dove ho avuto la possibilità d’imparare l’importanza delle proporzioni corrette.

Disegnare con diverse prospettive un’auto, l’oggetto più complicato dopo il corpo umano, mi ha permesso di replicare il metodo in qualsiasi concept. Secondo me, questa è la forza che lega anche yacht e car design. ”

Quali automobili preferisce?

“Le vetture più belle nella storia sono quelle degli anni ’50-’60, dalle Aston Martin di Zagato alle Ferrari di Pininfarina che nascevano come carrozzerie fatte ad hoc per gentleman driver, piloti che acquistavano le macchine per correre. Un periodo che mi ha affascinato, da cui è nata la mia passione per le automobili inglesi d’epoca.

Al giorno d’oggi, la Ferrari ha un linguaggio molto interessante, dal punto di vista tecnico slegato dalla parte motoristica, su come si affronta un disegno partendo da zero.”

Azimut by Mancini

Esistono fattori in comune fra la pianificazione estetica di una barca e di un’auto?

“C’è una forte analogia nella fase che chiamo “romantica” in cui si riceve la richiesta dal committente e s’inizia a pensare. C’è una tempesta d’idee, un brainstorming, dove si comincia a disegnare a mano, come un artista, senza ancora dei veri vincoli. Si prende la penna e si crea un simbolo, l’idea di base che poi si unirà a livello embrionale al progetto. Questo punto è esattamente uguale a quello che si farebbe al centro stile Ferrari o BMW.”

La considerazione per il suo lavoro appare differente nei due settori. 

“Il mondo automobilistico ha avuto giovanissimi talenti capaci di forme incredibili che hanno fatto la storia delle Lamborghini, delle Lancia, delle Iso Rivolta e di altre case ormai dimenticate. Le cito Marcello Gandini un autentico genio nascosto, come s’intitolava la mostra al Mauto, purtroppo sconosciuto alla maggioranza delle persone.

La produzione in serie tende a trattare il designer quasi alla stregua di una realtà meccanica rispetto a quanto invece viene esaltato negli yacht. Le barche navigano, con tutte le loro funzioni integrate, per merito degli ingegneri che le costruiscono. Noi diamo un vestito, un’ergonomia, la bellezza di una proporzione e veniamo valorizzati nella presentazione finale perché le barche non sono un mezzo di prima necessità e per questo esprimono un bisogno di estetica. Sono due realtà diverse, ma negli anni il car-design ha dato spazio ai creatori.

Parlando della BMW, Chris Bangle è stato fortemente contestato dagli stessi clienti che fecero una petizione per mandarlo via, ma ci sono i numeri di quanti esemplari furono venduti grazie alla sua firma su modelli, a volte discutibili, come la Serie 7. Bangle seppe dare una scossa ad un brand che aveva bisogno di cambiare. Spesso, prima di criticare un designer, è opportuno approfondire certe discorsi.”

Fairline F//Line 33

Come definisce il suo stile?

“E’ uno stile molto fluido, dinamico che, nell’ultima proposta per Azimut, si rifà al futurismo, ad un’estetica che nella mia mente viene rappresentata come una speed-form capace di evocare velocità. La mia è una costante ricerca tra proporzionebellezza e dinamismo.”

Come distingue la produzione fra i marchi?

“Con il mio studio ed i miei designer seguiamo un’evoluzione continua dato che collaboriamo con tre diverse aziende, Mangusta OvermarineAzimut YachtsFairline Yachts ed è come gestire tre mogli inferocite. E’ una battuta ovviamente, ma dà l’idea della gelosia fra i cantieri. La contaminazione è un problema ed ogni salone è un’occasione per guardare, paragonare, fare il punto della situazione. E’ anche il bello di questo lavoro.

Bisogna trovare le energie e di conseguenza il tempo per elaborare formule differenti per proseguire ad imprimere il DNA di un brand rispetto ad un altro.”

La globalizzazione ha portato un confronto a livello internazionale?

“L’Italia è ai primi posti sia nella produzione, sia nel design. L’Europa è il mercato di riferimento non solo nell’automobilismo, ma anche nella nautica. Diversi progettisti sudamericani attendono l’ultimo modello di Azimut, Mangusta o altre società europee per trarre ispirazione. E’ una normale evoluzione del design.”

A proposito di miglioramenti, quali tecnologie hanno portato ad un progresso nella vivibilità o nell’estetica a bordo?

“Nell’ergonomia funzionale, come designer mi batto sempre con gli ingegneri per restringere la sala macchine recuperando centimetri da riservare ad una cabina ospite. Nell’interior s’inseriscono degli oggetti tecnologici che magari passano di moda nel giro di qualche anno, mentre i progressi dei LED mi permettono di risparmiare spessori con un’illuminazione indiretta su binari, per diffondere una luce che non acceca trasmettendo un senso di accoglienza.”

Quali sono le attuali tendenze?

“Esteticamente critico molto quello che chiamo il castle trend, ossia gli yacht a castello con altezze sproporzionate.

E’ cambiata la maniera di usufruire la barca da parte degli armatori che non hanno più l’abitudine di guardarla in rada andando in porto con il tender. Ora prevale il desiderio di vivere l’interno, ma non potendo allungarsi in metri, a causa del rialzo dei costi di gestione di un posto barca e quant’altro, si va in altezza con l’aiuto degli stabilizzatori per compensare.

Parallelamente crescono le trasparenze grazie alle superfici vetrate che consentono di aumentare il contatto con il mare insieme alle spiagge di poppa. Questi sono tutti trend positivi, l’aspetto negativo si vede nelle barche sotto i 25 metri. Oggi ci sono cantieri che vendono decine di barche brutte, molto brutte e questo fa riflettere un designer perché ci si rende conto che la bellezza della proporzione in acqua non è più una priorità.”

Non perdetevi il video con l’intervista a Mancini sul nostro canale YouTube e sulla pagina Facebook.

RIPRODUZIONE RISERVATA – © 2019 SHOWTECHIES Simona Braga

Foto e video:  (c) 2019 Simona Braga – Vietata la riproduzione di foto o parti dell’intervista e del video anche riportando la fonte.

 

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