IN VOLO SULL’ETNA

Stefano Pannucci racconta il cuore pulsante della montagna disseminata di crateri sparsi fra sentieri di rocce, piane laviche, zone boschive con querce secolari, pini, pioppi e ginestre arboree. 

In volo sull'Etna di Stefano Pannucci

Area Sommitale cratere di Sud Est da dove è partita la colata del 26/12/2018

L’Etna è in costante movimento con eruzioni iniziate centinaia di migliaia di anni fa che hanno prodotto una varietà imprecisata di strati geologici sovrapposti in maniera eterogenea.

Un territorio entrato, dal 2013, a far parte del Patrimonio Mondiale Unesco a sancire l’importanza del sito. Il paesaggio è rimodellato da colate incandescenti o da terremoti, come capitato nella giornata del 26 dicembre 2018. Molti studi provano che il versante orientale stia scivolando verso il Mar Ionio con dinamiche in grado di sviluppare violenti fenomeni sismici. Le statistiche dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania riportano 177 terremoti in 200 anni, con gravi danni in media ogni 15 anni. L’attività eruttiva è documentata da almeno 2700 anni ed è una delle più lunghe registrazioni storiche dal punto di vista geofisico.

Nell’introduzione del libro “Il Cuore dell’Etna“, scritto con Santino Mirabella e Salvatore Caffo per Edizioni AriannaStefano Pannucci ha commentato: “Non si può vivere alle pendici di un vulcano attivo e rimanere indifferenti.”

Stefano Pannucci

Geologo, appassionato di fotografia, video e musica, in particolare di Pink Floyd e Led Zeppelin, Stefano combina differenti conoscenze per offrire una testimonianza di un’area con elementi distintivi.

Che cosa racconta l’Etna?

“Il progetto che mi ero proposto originariamente era una sorta di censimento dei crateri secondari dato che l’Etna non è un vulcano semplice con un singolo cono. Inoltre presenta un carattere composito con attività effusiva ed esplosiva. La prima genera colate laviche mentre dalla seconda fuoriescono cenere, lapilli e scorie. E’ un laboratorio naturale a cielo aperto che dà l’opportunità di analizzare quello che proviene dall’interno della Terra.

Il magma risale facendosi spazio fra le fratture, chiamate faglie, della crosta terrestre. Non è detto che esca dal condotto principale perché il magma, più o meno fluido in base alla viscosità, passa per la via di sfogo che richiede minore energia.”

Crateri Monti De Fiore

Monti De Fiore

Su cosa ti sei focalizzato nelle tue esplorazioni?

“Nella zona sommitale ci sono i crateri sempre attivi, ma lungo i fianchi si trovano centinaia di coni avventizi o secondari che sono dei veri e propri vulcani, ma hanno la prerogativa di essere monogenici, ossia vivono solo per un’unica eruzione. Se ne contano più di 200 e mi sono prefissato di fotografarli, riprenderli e descriverne le caratteristiche, ma è impegnativo dovendo spostarsi prevalentemente a piedi o in mountain bike e questo comporta tempo, ma non è la mia professione.”

Qual è la tua occupazione?

“Sono geologo ed ho lavorato per alcuni anni all’Università ed all’Istituto di Vulcanologia, prima con il dottorato di ricerca e poi con borsa di studio. Attualmente sono funzionario all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) dove non seguo i vulcani.”

Etna emissioni aeriformi

Come nasce l’interesse per le riprese aeree?

“Sono un fotografo amatoriale. Ho cominciato con la pellicola, poi sono passato alle diapositive. Dopo aver accantonato la vecchia attrezzatura, ho sperimentato le videocamere Super 8. Grazie al libro La Terra vista dal cielo di Yann Arthus-Bertrand, sono rimasto affascinato dalla prospettiva diversa da quella normalmente proposta.”

In che modo ti ha aiutato la specializzazione universitaria?

” Studiando geologia s’imparano topografiamorfologia e fotogrammetria. Le carte sono una rappresentazione bidimensionale di ciò che si vedrebbe dall’alto ed i rilevamenti fotogrammetrici aerei sono realizzati con camere collocate con l’asse rivolto verso il basso in verticale (visione nadirale). Avevo delle basi che sono sfociate in questo nuovo hobby.”

Ti sei convertito ai droni?

“Ebbene sì. Per primo ho avuto un Parrot con il quale ho fatto un po’ di esperimenti, facendolo persino schiantare un paio di volte. Poi sono passato a DJI perché ero alla ricerca di strumenti che offrissero una maggiore risoluzione, adatta alla stampa in largo formato, senza andare su modelli che solo i professionisti possono permettersi. Ho anche frequentato il corso per i piloti di UAV per avere le nozioni necessarie per fronteggiare eventuali emergenze, nonostante preferisca volare in aree poco praticate dai turisti.”

Copertina del libro Il cuore dell'Etna

Torniamo al libro che avete firmato in tre. 

“Non sono bravo a divulgare il mio lavoro tanto che, per anni, foto e diapo sono rimaste nel cassetto. Quando ho visto gli scatti aerei, ho pensato che fosse giunta l’ora di presentare cosa realizzo.

Ho un amico magistrato, Santino Mirabella che ama scrivere poesie e racconti, così gli ho dato il materiale sperando che gli ispirasse un’idea. Santino ha guardato attentamente le foto ed ha scritto una storia molto poetica che ha per protagonista la Genista Aetnensis. In primavera, la foglia della ginestra si stacca per lasciare il posto alla rigogliosa fioritura e morendo fa un ultimo volo in cui riesce a scorgere i paesaggi riprodotti nelle fotografie, inframmezzate alla narrazione.

Monte Nero ripreso da Stefano Pannucci

La particolarità della ginestra etnea è che assume la caratteristica endemica di albero, mentre in altre regioni come sul Vesuvio, è un arbusto. Nel versante di sud-ovest, vicino all’abitato di Bronte, si trova una piccola foresta di queste piante al Piano dei Grilli.

Il terzo co-autore è Salvatore Caffo che lavora al Parco dell’Etna e per questo motivo, volendo evitare conflitti d’interessi, non abbiamo usato attrezzature dell’Ente pubblico, ma solo mezzi personali.”

Fotografia della cava a forma di cuore nel Parco dell'Etna

Cava di basalto a 1.010m

Il titolo descrive l’immagine di copertina che mostra un cuore di roccia. Dov’eri?

“Sono stato il primo a scoprire, del tutto casualmente, Il Cuore dell’Etna. Stavo volando con il drone su una cava di basalto ora abbandonata, nella zona sud est. Guardando dall’alto mi sono reso conto che aveva l’aspetto di un cuore. Ho subito fermato le riprese ed ho scattato una fotografia. Il sito è opera dell’uomo che però non ha alcun vantaggio economico a dargli quella particolare forma, frutto della casualità.”

A che punto sei con il censimento?

“Sono circa al 50% e scopro sempre delle cose nuove che mi spingono ad approfondire il soggetto d’indagine. Esistono tanti piccoli ecosistemi da esplorare, ognuno diverso dall’altro anche come colonizzazione della flora e della fauna.

Ogni cratere secondario si differenzia per dimensione, per quantità di materiale espulso, per morfologia. Ad esempio, se si apre una frattura su un fianco scosceso, con una pendenza considerevole, il cono non avrà forma circolare, ma ellittica ed il suo cratere sarà svasato.”

Etna innevato foto di Stefano Pannucci

Etna Nicolosi Cono eruzione 2001

Il Mongibello (dal latino “Mons” e dall’ arabo “Giabal” montagna, ndr) riserva numerose sorprese. Tu che lo conosci bene, puoi consigliare degli itinerari di grande suggestione?

“Innanzi tutto, bisogna ricordarsi che è una montagna-vulcano. I turisti spesso salgono in quota in maniche corte e con le ciabattine da spiaggia, poi si rendono conto che oltre una certa altezza tirano forti venti, le temperature calano e si devono avere vestiti adeguati. E’ importante non sottovalutare i pericoli soprattutto quando si rilevano attività intense o prolungate informandosi con l’Ente Parco o con le sezioni del CAI.

I coni di maggiore dimensione, tipo il Vesuvio, sono il monte Minardo a sud-ovest ed il monte Frumento delle Concazze a nord-est, in prossimità della strada Mareneve. Dallo stesso lato, si vedono esemplari di betulle che non dovrebbero resistere a questa latitudine, invece sono sopravvissute all’ultima glaciazione e si ammirano i loro tronchi bianchi meravigliosi.

Dancing River in volo sull'Alcantara di Stefano Pannucci

Come non ricordare che dalla Mareneve si apre il panorama sulla Valle dell’Alcantara, una delle molte bellezze paesaggistiche da non perdere in un viaggio in Sicilia.”

RIPRODUZIONE RISERVATA – © SHOWTECHIES Simona Braga

Fotografie:  STEFANO PANNUCCI – Il materiale è coperto da Copyright. E’ vietata la riproduzione senza autorizzazione scritta. Le immagini in alta risoluzione possono essere richieste all’autore.

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