LAMPO DI RAGGI GAMMA

I telescopi di Magic hanno permesso di vedere un Grb di grande luminosità nella banda energetica dei TeV (teraelettronvolt) finora inesplorata. Un prestigioso risultato scientifico dove gli studiosi italiani dell’Inaf, dell’Infn, dell’Asi e di diverse università hanno un ruolo di primo piano.

GRB close up rappresentazione artistica

Credit artistic concept: NASA/Swift/Mary Pat Hrybyk-Keith e John Jones 

Il 14 gennaio 2019 un lampo gamma o Grb, dalle iniziali della denominazione in inglese Gamma ray bursts, è stato osservato dal satellite Swift alle 20.57 e 3 secondi, ora del meridiano di Greenwich. In soli 22 secondi, il satellite ha comunicato alle stazioni di terra le coordinate, tra le costellazioni dell’Eridano e della Fornace, dando l’opportunità di seguire l’evoluzione dell’esplosione.

Rappresentazione vista satellite

Lanciato il 20 novembre 2004, Swift è una missione NASA con partecipazione di Italia e Gran Bretagna. Gli strumenti a bordo comprendono il telescopio di allerta dei burst BAT, il telescopio ottico ed ultravioletto, il telescopio XRT per raggi X di cui l’Inaf di Brera ha fornito le ottiche.

Magic Media INAF

L’osservatorio MAGIC, Major Atmospheric Gamma Imaging Cherenkov Telescope, situato sull’isola di La Palma alle Canarie, ha puntato verso Grb 190114C catturando un’emissione di raggi gamma di altissima energia che pur non rientrando nei limiti estremi, ha prodotto dati accurati grazie alla relativa vicinanza.

I lampi gamma sono ancora un mistero. I GRB si verificano in direzioni casuali nel cielo circa una volta al giorno ed emettono un’energia, in un secondo, pari a quella del Sole in tutta la sua vita. Sono generati da esplosioni molto violente che i ricercatori suppongono provocate da una serie di ipotesi fattibili, come: la nascita di un buco nero, l’esplosione di una stella massiccia, la collisione di due stelle di neutroni.

Gli scienziati sono riusciti a rilevare un fenomeno finora teorizzato con fotoni che, nel caso di Grb 190114C, sono arrivati a 1 TeV (teraelettronvolt).  Questa energia è possibile introducendo un processo noto come Compton inverso, in cui una parte dei fotoni di sincrotrone si scontra con gli elettroni acquisendo ulteriore energia.

Le variabili in gioco sono numerose e ci vorrà del tempo per analizzare le informazioni pubblicate, il 20 novembre 2019, in un articolo sulla rivista Nature che ha ufficializzato i dati insieme a quelli registrati, a luglio 2018, dal sistema di telescopi HESS, in Namibia, dove i fotoni hanno raggiunto energie dai 100 ai 440 gigaelettronvolt.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA – © 2019 SHOWTECHIES

Foto di: MEDIA INAF – L’immagine di copertina è di NASA – ESA – J. Dalcanton, B.F. Williams, M. Durbin (University of Washington)

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