MUONI E PIRAMIDI

Altopiano di Giza con le tre piramidi

Scoperto uno spazio vuoto, di circa 30 metri, all’interno della piramide di Cheope grazie alla radiografia muonica che potrebbe rivelare il metodo di costruzione.

L’Egitto è una terra dove i monumenti testimoniano una civiltà molto più avanzata di cosa è scritto nei vecchi libri di scuola. Le colonne del tempio di Karnak e l’altopiano di Gizah lasciano senza parole e ridimensionano l’ego degli studiosi contemporanei.

Le piramidi rimangono le uniche sopravvissute fra le 7 meraviglie dell’antichità ed emozionano nonostante siano servite da cave di pietra o sfregiate da turisti ignoranti. La loro grandezza è impressionante ed ancora oggi non si sa che funzione avessero e come siano state costruite. Si ipotizza che fossero tombe, templi, osservatori astronomici, resti di una civiltà venuta dallo spazio, ma sono tutte supposizioni. La piramide di Cheope è l’edificio che risveglia maggiore interesse a partire dalla spedizione napoleonica in Egitto che riportò in Europa le prime misurazioni ed il perfetto orientamento delle superfici.

Camere interne piramide Cheope

La grande piramide, costruita in blocchi di granito e calcare dal faraone Khufu che regnò dal 2509 al 2483 a.C, è alta 139 metri, ma originariamente doveva superare i 146,6m con il rivestimento asportato nel medioevo. Lungo l’asse verticale si aprono diversi piccoli vani sovrapposti ad una cripta collegata alla camera della saracinesca dalla quale parte una galleria che scende al passaggio che porta alla cosiddetta camera della regina, mentre il pozzo di servizio permette di accedere alla sala sotterranea. La struttura e la metodologia di costruzione rimangono un mistero e finora nessun testo o spiegazione scientifica ha risolto gli interrogativi che la circondano.

Sezione piramide Cheope

Il progetto internazionale ScanPyramids (in collaborazione con il Ministero dell’Antichità egiziano, la facoltà di Ingegneria dell’Università de Il Cairo, l’Istituto HIP – Heritage Innovation Preservation, l’università giapponese di Nagoya) sta lavorando da circa due anni con moderne tecnologie per creare una mappa 3D della piana di Gizah.

Immagine infrarossi piramide Cheope

L’osservazione iniziale esterna si è fondata sulla termografia a raggi infrarossi. Tutti i materiali irradiano energia in base alla loro temperatura. Le emissioni sono registrabili con videocamere equipaggiate con particolari sensori. L’immagine è ricomposta grazie ai diversi colori che corrispondono alle variazioni di temperatura. La mappa è stata realizzata da Jean-Claude Barré, della società LedLiquid, con tecnici specializzati che hanno effettuato le rilevazioni delle quattro facce mezz’ora prima del sorgere del sole quando il monumento ha ormai rilasciato quasi tutto il calore assorbito nella giornata precedente. I dati sono stati verificati con altri presi a mezzogiorno ed alla sera.

Termografia modulare piramidi

Esistono tecniche per migliorare i rilievi come la termografia modulata con videocamere munite di microbolometri, i sensori a matrice IR che misurano la radiazione elettromagnetica. Il metodo varia la fonte del calore ed in questo caso si sono sfruttati i naturali cambiamenti stagionali per ottenere onde che hanno una maggiore profondità.

Quadricottero in volo su Gizah

La fotogrammetria ed i droni sono anch’essi serviti per mappare i monumenti della piana di Gizah. La ricostruzione 3D è resa possibile dalla partnership con Iconem ed INRIA (Istituto Nazionale francese per la Ricerca nell’Informatica e nell’Automazione). Gli algoritmi applicati ricompongono in un’unica immagine le migliaia raccolte dall’uso di due tipi di droni: quadricotteri e ad ali. Questi ultimi sono stati forniti dallo sponsor Parrot e si è sfruttata la loro lunga autonomia di volo per coprire vaste zone con dettagli micro-topografici fino a 5 centimetri. Sorvolando l’area, si sono individuati edifici ancora sepolti che la forma del terreno rivela. I quadricotteri invece hanno ripreso dal basso verso l’alto e viceversa riportando, su scala a centimetri, informazioni geometriche come gli allineamenti dei blocchi.

Flusso muoni

La scoperta che sta appassionando archeologi di tutto il mondo è però arrivata dall’impiego della radiografia muonica. Noi siamo bombardati da un flusso continuo di particelle provenienti dallo spazio. La componente secondaria della radiazione cosmica, chiamata muone (dalla lettera greca μ ‘mu’) è più penetrante dei raggi X (senza radiazione addizionale) e può essere utilizzata per esplorare strutture o ambienti ostili come vulcani o centrali nucleari.

Il flusso dei muoni è relativamente elevato e costante raggiungendo 10.000 unità per metro quadrato ogni minuto. Queste particelle elementari sono in grado di attraversare rocce voluminose. L’analisi delle traiettorie rileva spazi vuoti o superfici dense grazie a lastre posizionate strategicamente che accumulano informazioni.

Posizionamento lastre per lettura muoni

Nel giugno del 2016 si sono collocate, per 67 giorni, lastre di alluminio con pellicole sensibili ai muoni nel corridoio della grande piramide per svelare un possibile vuoto nella zona superiore. Le lastre sono poi state portate all’università di Nagoya, in Giappone, per essere lette da un apposito software che elabora i passaggi dei muoni con le varie angolazioni. Ogni lastra ha rivelato un eccesso di muoni nella stessa direzione e le verifiche hanno eliminato la probabilità di una fluttuazione casuale al 99.9999%. I muoni subiscono deviazioni ed in certi casi sono assorbiti dai materiali, solo uno spazio vuoto consente di non disperdere il flusso di particelle. I dati sono stati convalidati da due altri enti di Tsukuba e di Parigi con lastre in differenti posizioni dentro e fuori il monumento che attestano il vuoto dietro la facciata nord.

E’ ora il turno degli archeologi e degli esperti in costruzioni. Alcuni studiosi hanno iniziato ad ipotizzare uno spazio lasciato libero per diminuire il peso ed evitare il collasso del complesso, ma il dottor Hany Helal dell’Università de Il Cairo e la dottoressa Kate Spence dell’Università di Cambridge (Gran Bretagna) pensano che, se venisse confermata l’inclinazione del passaggio, potrebbe essere una rampa per trasportare i blocchi di granito, pesanti tonnellate, verso la cima.

Gli antichi egizi continuano a riservare sorprese.

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Foto di: HIP INSTITUTE – SCANPYRAMIDS