MUSEO AUDEMARS PIGUET – BIG

Il 25 giugno 2020 s’inaugura l’ampliamento della sede del famoso marchio d’orologi con uno spazio integrato nel paesaggio che ospiterà la Maison des Fondateurs.

Tetto a spirale museo Audemars Piguet

A partire dal XVII secolo, durante i mesi invernali, gli agricoltori della Vallée de Joux, a nord di Ginevra nel Vaud (in Svizzera), si dedicavano a costruire componenti per orologi con grande perizia tecnica.

Jules Louis Audemars ed Edward Auguste Piguet

Jules Louis Audemars iniziò a creare orologi nel 1875 nella fattoria famigliare, a Le Brassus, facendosi notare per la perizia. Avendo bisogno di aiuto Audemars coinvolse l’amico Edward Auguste Piguet. Le competenze dei due si completavano: il primo era specializzato nelle complicazioni (meccanismi che comprendono dai cronografi tradizionali alle complesse e precise misurazioni astronomiche oltre alle suonerie, ndr), mentre il secondo seguiva la regolazione finale, l’assemblaggio dei movimenti e le rifiniture. Con il passare degli anni Piguet scoprì di avere un talento commerciale e si dedicò al marketing.

L’Audemars Piguet vanta una serie incredibile di prime mondiali, come l’orologio da polso con ripetizione dei minuti nel 1892 o La Grande Complication del 1899, un raffinato orologio da taschino con 7 funzioni che includono ripetizione dei minuti, calendario perpetuo, cronografo, grande e piccola suoneria, fino ad arrivare al Jules Audemars del 2006 con una frequenza di 43.200 alternanze all’ora.

Complicazioni meccanismi Audemars Piguet

Dopo la morte di entrambi i fondatori, nel 1918/1919, l’azienda rimase saldamente nelle mani dei figli che proseguirono lo sviluppo. Il retaggio conferisce una visione d’intenti ed uno spirito d’indipendenza che ha superato momenti difficili come la crisi del Quarzo che assestò un colpo economico ai marchi tradizionali, prima dell’avvento dei telefonini. La reazione è un esempio di managerialità in periodi economicamente problematici. Investimenti ed innovazione, pragmatismo e visione.

Nel 1972, alla vigilia della più importante mostra del settore, all’epoca Swiss Watch Show poi Baselworld, la società si affidò al famoso designer Gerald Genta per dar vita in un solo giorno ad una nuova categoria: gli orologi sportivi di lusso.

Royal Oak Audemars Piguet

Genta realizzò un’impresa ispirandosi al casco degli scafandri attaccati da 8 viti di forma ottagonale, una geometria inusuale, molto moderna. Nacque il Royal Oak con cassa in acciaio, lunetta ottagonale, quadrante “Tapisserie”, bracciale integrato. L’accoglienza fu critica, il modello però divenne il simbolo di Audemars Piguet, un successo che sopravvive ancora oggi per il design iconico.

Audemars Piguet conferma l’impegno nella trasmissione della conoscenza alle generazioni future aprendo a Le Brassus il Museo Atelier dove esporre la propria storia. Il progetto è firmato dallo studio danese BIG, acronimo di Bjarke Ingels Group.

Museo Audemars Piguet di BIG

L’organizzazione degli spazi è stata pensata per caratterizzare la propensione della famiglia all’indipendenza. La responsabilità degli architetti si è concentrata sulla capacità di sintetizzare una successione di ossimori, ossia accostamenti di concetti fra loro contrari: il radicato rapporto con la regione e la proiezione verso l’innovazione, funzionalità e scultura, passato e presente.

Interni Museo Atelier Audemars Piguet

La geometria del tempo condurrà il visitatore alla scoperta dello spazio espositivo attraverso ambienti dove si racconta l’arte e la scienza dell’orologeria. La doppia spirale dona movimento e bidimensionalità alla struttura, un invito ad entrare per esplorare la maestria artigianale di chi riesce a catturare l’ora esatta al quinto di secondo, visualizzare la posizione delle stelle e la data corretta senza correzioni per quasi due secoli, tutto in una minuscola cassa.

RIPRODUZIONE RISERVATA – © 2020 SHOWTECHIES

Foto di: BIG-Bjarke Ingels Group – Audemars Piguet

 

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