SUBSONICA: UNA NAVE IN UNA FORESTA

Tour 2014 Subsonica

13 Novembre 2014, i Subsonica infiammano il Pala Alpitour di Torino con un concerto che associa musica e tecnologia in uno spettacolo al di fuori degli schemi.

Il tour “Una nave in una foresta” è un concentrato di sperimentazione con ledpannelli video che si scompongono e si riuniscono in forme diverse. Trasformazione e rinascita per una visione proiettata verso il futuro alla ricerca di soluzioni positive, nonostante il titolo che dà voce al disorientamento generale che si prova in Italia.

La band dei Subsonica

Mamo Pozzoli è lo show-designer chiamato a creare il set ed il lighting plot usando la luce ibrida in modo dinamico e funzionale.

“Lavoro con i Subsonica da 15 anni. Loro mi raccontano la direzione nella quale stanno andando ed io presento un concept dove plasmano la scaletta e la loro performance.

Sono persone che vivono quotidianamente la tecnologia: hanno uno studio di registrazione, sono tutti fonici, sono molto attivi sui social ed il loro pubblico è abituato alle novità che in questa occasione arrivano dai cambi di forma e dimensione prodotti dal tetto semovente.”

Struttura palco con proiettori e schermi

Set design © Mamo Pozzoli

Puoi darci maggiori dettagli della struttura?

“Tutto è condensato in pochi metri quadri. Il palco ha misure ridotte, 8x8m, con una cornice perimetrale di altri 2 metri che lo fa diventare di 12×12. La particolarità è che non si sviluppa in orizzontale, ma è uno scivolo inclinato di 30°, una grande rampa sormontata da un tetto obliquo sospeso specularmente rispetto al piano di calpestio, una sorta di conchiglia.

Lo stage è costituito da un tavolato tradizionale nero sul quale è incassato centralmente uno schermo LED 9mm. I musicisti si spostano con facilità, nonostante la pendenza, grazie a due piattaforme trasparenti in plexiglas per consentire la permeabilità del video sottostante.

Il tetto invece è formato da 4 elementi G-Lec Phantom, con risoluzione 60mm, montati in rettangoli di 8×2 metri e sostenuti da motori a velocità variabili che permettono molteplici configurazioni. ”

Schermi semoventi sul palco

Come si è assemblata la copertura?

“Non è stato facile avere 60m2 di video sospesi come delle plafoniere in grado di muoversi anche verticalmente. La scelta vincente è stata quella di affidarsi a materiali performanti leggeri per contenere il peso complessivo a 2 tonnellate scarse. Inoltre abbiamo costruito una sovrastruttura che velocizza le operazioni per un’installazione precisa dei 4 macroschermi. I motori sono dell’Electra Service ed il responsabile delle automazioni è Marcello Marcelli. ”

Schermi in verticale sul palco

Il disegno luci sfrutta i LED eliminando le incandescenze. Quali proiettori hai impiegato?

“Siamo riusciti a recuperare le differenti tipologie LED attraverso il service Musical Box Rent che è uno dei più forniti in Italia. Il lighting plot prevede 24 Pixel Line 1044; 20 Martin Rush Strobo 5×5 con 25 led freddi; 40 Martin Mac Aura; 21 Vari-Lite VLX dalla potenza allucinante; 18 SGM P-5; 12 iPix BB4 e 16 iPix BB7.

Schermi a bassa risoluzione sul palco

Cosa distingue il disegno luci?

“E’ un progetto a blocchi e concettualmente obbliga gli spettatori ad un approccio diverso perché la luce proviene violentemente da un’unica direzione. Ho voluto estremizzare basandomi su una proposta artistica che permette questo tipo d’interpretazione.

Negli ultimi tempi sono annoiato dai disegni in cui si sparpagliano oggetti nello spazio per dare l’impressione di grandezza. Qui c’è un criterio monolitico. Le Rush sono tutte allineate a fondo palco sulla linea dove termina la conchiglia, i Vari-Lite sono sulle torri americane lungo il perimetro, gli Aura arrivano dal tetto, mentre i BB7 servono per i tagli da destra e sinistra.”

Cosa ti offrono a livello espressivo le matrici ed i volumi di luce?

“Usare il video per fare luci vuol dire esaltare l’inquinamento luminoso in modo funzionale e con i dovuti accorgimenti. Sarebbe impossibile per l’occhio umano sopportare 120m2, fra copertura e floor, di bianchi. E’ stato quindi interessante lavorare sulle sfumature cromatiche per assecondare il mood.

Bisogna inoltre considerare un aspetto tecnico legato a chi sta dietro la console luci. Noi siamo abituati, per convenzione, a sottolineare la dinamica musicale con accensioni di bianco che aggiungono ulteriore potenza. Quando non ci sono blinder è importante trovare degli espedienti come i cambi di colore con passaggi contrastanti, poco frequenti, ad esempio fra rosso e verde.”

 Schermi a pettine di fronte alla band

Quali sono le principali movimentazioni durante lo show?

“Il concerto prevede 26 pezzi che abbiamo programmato in tre notti insieme a Jordan Babev. Abbiamo collaborato in pre-produzione condividendo quotidianamente i fogli di lavoro per schedulare quello che avrebbe dovuto accadere.

Nella prima parte usiamo solo le superfici superiori con i pod a plafoniera per un’ambientazione molto claustrofobica. Poi il tetto si spegne e si alza a 10 metri di altezza e si accende il floor con le altre luci a contorno. Nella terza parte si miscelano i due mondi e poi si apre tutto per costruire una diversa entità visiva.”

Discesa degli schermi in verticale

Discesa Schermi

Ad un certo momento arriva la voce di Michelangelo Pistoletto, storico esponente dell’arte povera. Come si fonde la ricerca del Terzo Paradiso nell’esperienza sonora?

“Il primo paradiso è quello in cui siamo integrati nella natura, il secondo è quello artificiale sviluppato dall’intelligenza umana, il terzo tende a conciliare i primi due attraverso comportamenti etici. I Subsonica hanno cercato i tempi giusti per entrare in questo mondo individuando una triade di brani significativi che inizia con “Di Domenica“, seguita da “I cerchi degli alberi” alla fine della quale gli schermi ruotano per assumere una configurazione verticale a pettine, scendendo davanti ai musicisti fino a nasconderli alla vista del pubblico durante “Il Terzo Paradiso”.

Abbiamo calcato la mano su questo vedo-non-vedo per dare più forza al messaggio. Non c’è alcuna ambizione di mandare un racconto. Ci siamo spinti oltre per non banalizzare con un contenuto figurativo netto preoccupandoci che i contributi trasmessi con il mediaserver Pandoras Box non fossero quelli delle librerie a disposizione dei vari utenti. Il collettivo Recipient di Milano ha ideato loop video originali come macchie d’olio nell’acqua, polvere di ferro spostata da una calamita e molto altro che viene rielaborato e distorto per diventare irriconoscibile in un vortice di luci e grafica in movimento. ”

 I Subsonica al Pala Alpitour di Torino

I Subsonica hanno avuto il coraggio di sperimentare soluzioni innovative che riducono i consumi, ma non la spettacolarità grazie ad un concept pensato per valorizzare i differenti elementi dello show. Speriamo che i LED di ultima generazione si diffondano sempre di più, soprattutto a livello urbanistico dove i risparmi sarebbero giornalieri e molto più importanti.

RIPRODUZIONE RISERVATA – © SHOWTECHIES – Simona Braga

Foto di: PASQUALE MODICA/SUBSONICA – MAMO POZZOLI

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