VEGA PORTA IN ORBITA 53 SATELLITI

Il vettore europeo, progettato e costruito dalla società italiana Avio, ha effettuato un lancio record per 21 clienti di 13 differenti nazioni.

Momento lancio Vega 2/3 settembre 2020

L’Europa risponde all’impresa di SpaceX con la missione VV16. Dopo alcuni rinvii causati dal maltempo, VEGA (Vettore Europeo di Generazione Avanzata) è partito alle 3.51 di giovedì 3 settembre 2020 dalla base spaziale di Kourou nella Guyana Francese.

Lancio VV16 Vega

L’Italia è il maggiore finanziatore del programma VEGA avviato nel 1998 in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea e c’è grande soddisfazione da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) nell’annunciare il successo del rilascio, su quote orbitali diverse, di 53 fra nano, micro e minisatelliti da 1 a 400 kg.

Il direttore generale dell’ESA, Jan Wörner, ha commentato l’importanza dell’evento che dimostra la competenza europea nell’usare l’innovazione per abbassare i costi offrendo un supporto flessibile alle aziende della nuova Space Economy. A breve, la capacità di Vega sarà aumentata di circa 700 kg per carichi più voluminosi con Vega-C.

Il settore dei microsatelliti è in rapida crescita e consente l’accesso ai lanci commerciali nello spazio per ricerche ed applicazioni scientifiche in vari campi, dalla medicina, alla sorveglianza ambientale.

Rendering VV16 con SSMS

Rendering Vega VV16 con SSMS e SAT_AIS (c)ESA

Lo sganciamento multiplo e frazionato è stato possibile grazie alla piattaforma dell’ESA Small Spacecraft Mission Service (SSMS) per la distribuzione di satelliti che ha permesso di rilasciare i 7 microsatelliti a 515 chilometri ed i restanti 46 cubesat ad un’altitudine di 530 chilometri.

Circa metà del peso trasportato proviene da nazioni europee e l’ESA ha contribuito all’ideazione di 4 dispositivi: il microsatellite ESAIL realizzato in Lussemburgo per tracciare il traffico marino e 3 CubeSatSimba (prodotto da Belgio-Olanda con un radiometro per misurare la radiazione solare e quella terrestre come variabili climatiche), Picasso (costruito da Belgio/Finlandia e Regno Unito per registrare l’ozono nella stratosfera e la temperatura nella mesosfera) e FSSCat/Φ-sat-1 (si pronuncia  ‘Phisat-1’ ed assicurerà efficienza nel trattamento delle informazioni verso la Terra trasmettendo solo i dati utilizzabili).

Phisat-1 a bordo Vega VV16

Il satellite è stato sviluppato da un consorzio d’istituti ed imprese che consentirà l’uso dell’Intelligenza Artificiale nello spazio nell’ambito di un progetto, denominato Federated Satellite Systems (FSSCat), promosso dal Politecnico della Catalogna (Spagna).

DIDO-3 a bordo VEGA VV16

A bordo si trovava anche DIDO-3, un laboratorio di microgravità nato dalla collaborazione fra l’ASI e l’agenzia israeliana ISA con quattro esperimenti gestiti in partnership dalle due nazioni nei settori della biologia e farmacologia. Il controllo remoto da Terra, attraverso un’applicazione mobile, coinvolge le Università italiane: Federico II di Napoli, Roma 3, Roma Tor Vergata, Bologna.

La Federico II segue il programma ARGTM sull’effetto della microgravità nella diffusione di geni resistenti agli antibiotici, MAMBO condotto dall’Università di Roma 3 valuterà l’azione dei farmaci durante i voli spaziali, l’Ateneo bolognese si concentra su SPACELYS con lo scopo di studiare l’attività del lisozima, una proteina presente nel sangue che partecipa alla risposta immunitaria, mentre l’Università di Tor Vergata si occuperà dell’esperimento NOGQUAD per analizzare il ruolo della microgravità nell’assemblaggio del quadruplex G, una struttura del DNA coinvolta nell’insorgenza di diverse malattie, fra cui disturbi neurologici come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

A bordo si trovava anche DIDO-3, un laboratorio di microgravità nato dalla collaborazione fra l’ASI e l’agenzia israeliana ISA con quattro esperimenti gestiti in partnership dalle due nazioni nei settori della biologia e farmacologia. Il controllo remoto da Terra, attraverso un’applicazione mobile, coinvolge le Università italiane: Federico II di Napoli, Roma 3, Roma Tor Vergata, Bologna. La Federico II segue il programma ARGTM sull’effetto della microgravità nella diffusione di geni resistenti agli antibiotici, MAMBO condotto dall’Università di Roma 3 valuterà l’azione dei farmaci durante i voli spaziali, l’Ateneo bolognese si concentra su SPACELYS con lo scopo di studiare l’attività del lisozima, una proteina presente nel sangue che partecipa alla risposta immunitaria, mentre l’Università di Tor Vergata si occuperà dell’esperimento NOGQUAD per analizzare il ruolo della microgravità nell’assemblaggio del quadruplex G, una struttura del DNA coinvolta nell’insorgenza di diverse malattie, fra cui disturbi neurologici come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA)

Fra i contributi italiani anche il piccolo satellite ION CubeSat Carrier, del peso di circa 250 kg, della società D-Orbit che ha la funzione di trasportatore di cubesat.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA – © 2020 SHOWTECHIES

Immagini/grafica: ASI – D-ORBIT – ESA – ESA TV –

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