WOJTYLA GENERATION: IL MUSICAL DEI PAPABOYS

Foto di scena: Luisa Carcavale

Marco Macrini interpreta con la luce l’eterna lotta del bene contro il male.

Al Salone Margherita di Roma, fino al 15 marzo, va in scena “Wojtyla Generation – Una grande storia d’amore”, l’opera musical di Raffaele Avallone che cura anche regia e produzione.

Lo spettacolo contrappone due gruppi di ragazzi, da una parte i ragazzi del papa che hanno scelto di credere nei valori positivi e dall’altra i Farisei che hanno perso la speranza e vivono di violenza e trasgressione.

Marco Macrini, uno dei più esperti light-designer teatrali italiani, ci spiega l’uso della luce come linguaggio universale delle emozioni messe in scena.

“E’ un’opera sociale che rappresenta la lotta fra sentimenti opposti, fra luce ed oscurità. La luce ed il colore danno vita a questo contrasto simbolico. Il bene è accompagnato da dominanti calde: il giallo in tutte le sue tonalità, ossia il sole, la luminosità, mentre il male scende nella notte con le tonalità ghiaccio e congo. Questa scelta si lega ai costumi firmati da Graziella Pera che ha vestito i papaboys di orange, ambra e gialli, mentre i Farisei sono blu e neri ricoperti di brillantini.”

Foto di scena: Luisa Carcavale

Gli opposti si fronteggiano in una scena che crea una sovrapposizione di livelli per esaltare il valore della comunità e nello stesso tempo disegnare dei vuoti che la luce va a riempire.

Manuela Gasperoni ha pensato una scenografia multimediale insieme a Sara Caliumi che ha realizzato i video. Le proiezioni sono su quattro piani diversi costituiti da due tulle laterali, uno centrale e sul pvc a fondo palco. Il gioco di prospettive ed i tulle permettono agli attori di muoversi dentro le proiezioni in un’atmosfera onirica, molto evocativa. I video riportano a momenti specifici con la figura di papa Wojtyla, ma anche suggestioni astratte.”

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Puoi citarci alcuni effetti costruiti con l’interazione fra luci e proiezioni?

“Lo spettacolo si contraddistingue da grande unità stilistica. C’è una scena che sintetizza bene il gioco prospettico ed è quella in cui la proiezione crea delle sbarre, come un cancello, intorno ai cantanti. Queste onde si muovono lentamente e con una luce sagomata vado ad illuminare i cantanti entrando fra i tulle, senza “sporcarli”.  Sugli spot ho montato un gobo a rettangolo per direzionare meglio il fascio.“

Il musical è stato prima agli Arcimboldi, a Milano e poi quasi due mesi al Salone Margherita. Cosa hai cambiato nel disegno luci per adeguarti alle differenze fra le location?

“Agli Arcimboldi avevo 46 testamobili e potevo lavorare con i tagli. A Roma il teatro ha spazi ridotti ed i proiettori sono in alto. Sono riuscito a posizionarne alcuni a terra per rendere più drammatica la scena in certi momenti evitando nello stesso tempo di andare sul pavimento. I fari sono gli Alpha Spot HPE 700 della Clay Paky e dei Coemar CycliLite LED. Il video proiettore da 16000 ansilumen, della Barco, è in galleria ed è controllato con Watchout.”

RIPRODUZIONE RISERVATA – © SHOWTECHIES

Foto di scena: LUISA CARCAVALE

 

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