HUBBLE 34° ANNIVERSARIO

M76 immagine da Hubble con diversi scatti filtrati con lunghezze d'onda diverse

Gli astronomi festeggiano la ricorrenza dello storico lancio con una foto della Piccola Nebulosa Manubrio, conosciuta come Messier 76, o M76, situata a 3.400 anni luce di distanza nella costellazione circumpolare settentrionale di Perseo.

Hubble (HST) è stato costruito dalla NASA, con contributi dell’ESA e lanciato in orbita terrestre bassa il 24 aprile 1990, a bordo dello Shuttle Discovery della missione STS-31.

Lo strumento è stato il primo grande telescopio spaziale in grado di lavorare nel visibile, nell’infrarosso e nell’ultravioletto.

Telescopio Hubble

Dal suo lancio, Hubble ha effettuato 1,6 milioni di osservazioni di oltre 53.000 oggetti astronomici, producendo 184 terabyte di dati, elaborati e pronti per essere utilizzati, conservati all’Archivio Mikulski, presso lo Space Telescope Science Institute di Baltimora, negli Stati Uniti.

La maggior parte delle scoperte di Hubble non erano state previste, fra cui i buchi neri supermassicci, le atmosfere degli esopianeti, la lente gravitazionale della materia oscura, la presenza di energia oscura e l’abbondanza di formazione planetaria tra le stelle.

Il telescopio spaziale James Webb della NASA è stato progettato per essere complementare a Hubble e non per sostituirlo. La copertura combinata delle lunghezze d’onda amplia la ricerca in settori quali i dischi protostellari, la composizione degli esopianeti, le supernove insolite, i nuclei delle galassie e la chimica dell’universo lontano.

Sfruttando lo strumento WFC3/UVIS su Hubble, gli astronomi hanno realizzato un insieme di esposizioni separate di una nebulosa particolarmente fotogenica: M76, uno degli obiettivi preferiti degli astrofili.

Per catturarla in tutta la sua bellezza, si sono impiegati filtri diversi per campionare vari intervalli di lunghezze d’onda. Il colore risulta dall’assegnazione di tonalità differenti a ciascuna immagine monocromatica (scala di grigi) associata ad un singolo filtro. In questo caso: Ciano= F475W, Blu= F502N, Verde= F656N, Rosso= F658N, Arancio= F814W.

Immagine M76 con bussola

Alcune fonti riportano che M76 fu scoperta da Giovanni Battista Hodierna nel 1754, altre attribuiscono l’identificazione a Pierre Méchain nel 1780 ed indipendentemente da Charles Messier che la descrisse come estremamente debole. Ha due numeri NGC, 650 e 651, perché si pensava fosse una nebulosa doppia, invece NGC 651 è la parte a nord-est. Nell’aspetto assomiglia alla Nebulosa Manubrio M27. 

M76 vanta numerosi nomi: Piccola Nebulosa ManubrioNebulosa Tappo di Sughero, Nebulosa Farfalla o Piccola Dumbbell, quest’ultimo deriva dalla forma a due lobi di gas colorati, screziati e luminosi che ricordano un palloncino pizzicato nel mezzo. Le due sezioni si espandono nello spazio a partire da una stella morente visibile come un punto bianco al centro. La radiazione ultravioletta proveniente dalla stella super calda sta facendo brillare i gas, mentre il colore rosso proviene dall’azoto ed il blu dall’ossigeno. Una stella distinguibile in proiezione sotto di essa non fa parte della nebulosa.

L’ipotetica stella compagna non si vede nell’immagine di Hubble e potrebbe essere stata successivamente inghiottita dalla stella centrale.

M76 dove vedere la costellazione in cielo

M76 è classificata come una nebulosa planetaria bipolare, nubi di gas ionizzato (ossia composto da atomi senza uno o più elettroni) espulse da una stella gigante rossa morente. Il nome non evidenzia una relazione con i pianeti, ma è stato dato nel 1700 quando la ridotta potenza degli strumenti dell’epoca faceva pensare ad un oggetto simile ad un pianeta.

La stella alla fine collassa in una nana bianca ultra densa e calda, con una temperatura rovente di 250.000 gradi Fahrenheit, 24 volte il calore superficiale del nostro Sole.

I due lobi di gas caldo, schiacciati dal disco, fuoriescono dalla parte superiore ed inferiore della “cintura”, lungo l’asse di rotazione della stella, e sono spinti dal deflusso di materiale, simile ad un uragano proveniente dalla stella morente, alla velocità di due milioni di miglia all’ora, sufficiente per viaggiare dalla Terra alla Luna in poco più di sette minuti. Un vento stellare fortissimo che sta investendo il gas maggiormente freddo e lento espulso nella fase precedente quando la stella era una gigante rossa.

L’intera nebulosa scomparirà tra circa 15.000 anni.

 

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Immagini/Grafica: NASA, ESA, STScI

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