D-WOK: INNOVAZIONE NEL VIDEO DESIGN

Paolo Gep Cucco ci racconta la ricerca e la sperimentazione negli spettacoli che realizza per eventi, opere e concerti.

Negli ultimi anni la scenografia video si è arricchita del cosiddetto projection mapping che adatta le proiezioni alle superfici creando ambientazioni con illusioni percettive. A seconda della progettazione grafica, si possono ottenere effetti 2D o 3D con manipolazioni virtuali della prospettiva. La tecnica si è diffusa anche grazie a software specifici pensati per facilitare il processo di mapping e di warping ossia la distorsione digitale di un’immagine.

Projection mapping su facciata

Gli ambiti applicativi comprendono attività promozionali, mega-proiezioni, teatro e vari tipi di rappresentazioni dove il linguaggio usato combina elementi cinematografici con montaggi sincronizzati alla musica, come nei videoclip.

Designer e gruppi all’avanguardia provano nuove soluzioni estetiche affascinati dalle possibilità offerte dalle risorse multimediali. In Italia abbiamo recentemente incontrato Paolo Gep Cucco, direttore artistico di D-wok e Prodea Group.

Paolo Gep Cucco

“Sono nato musicista e per quindici anni ho fatto il batterista con i Mao Mao e poi con gli Africa United. La tecnologia ha iniziato ad interessarmi sempre di più ed ho cercato un punto in comune con la laurea in Storia e Critica del Cinema.”

Come nasce D-wok?

“Dopo i primi passi da regista, ho creduto fosse venuto il momento di aprire un’azienda che si occupasse di entertainment design con particolare attenzione al mondo video ed insieme a dei soci ho fondato D-wok. La D sta per Digital mentre wok è la pentola cinese dove si mettono molti alimenti che conservano tutti il proprio gusto.

Logo Prodea Group

Dall’anno scorso siamo entrati in Prodea Group ed abbiamo aperto a Dubai e Mosca internazionalizzando le produzioni per costruire, nel futuro, soprattutto fuori dall’Italia.”

Ci parli della tua esperienza negli Emirati?

“Abbiamo realizzato un bellissimo evento a Dubai che ci ha dato grandi soddisfazioni. Il progetto prevedeva l’utilizzo di due robot industriali integrati nello spettacolo interattivo con uno scenario strutturato con schermi LED da 3mm. A parte la famosissima installazione The Box di Bradley Munkowitz, non si era mai usata la robotica nei live.”

MRM Award projection mapping

Cosa avete proposto agli MRM Award 2015?

“Annualmente a Dubai si tiene un premio dedicato all’innovazione. L’organizzazione ci ha contattato per avere l’idea di un filmato da proiettare all’apertura e noi li abbiamo stupiti presentando un palco molto particolare a cui abbiamo appeso 20 metri di LED, con forme ed altezze diverse, movimentati con motori CyberHoist. Inoltre i LED laterali, da 3 x 1,5 metri, erano comandati da due bracci robotici normalmente usati nelle catene di montaggio forniti da Yaskawa, la società giapponese leader mondiale nei sistemi di automazione.”

Bracci robotici e schermi

Come si è sviluppato lo show?

“All’inizio gli schermi erano piatti e nessuno avrebbe pensato che potessero cambiare configurazione. La cerimonia è partita con sequenze della Dubai contemporanea proiettata verso il futuro. All’improvviso si è aperto il LED centrale ed è uscito un performer che ha cominciato ad interagire con i robot in perfetta sincronia con il contenuto per cui quando ruotava i display, si girava completamente anche l’immagine o quando li muoveva, il 3D simulava gli spostamenti.”

Dubai MRM Award 2015

Quale software avete utilizzato per gestire i video?

“Abbiamo una partnership con la Videosoft di Tommaso Guiot, un genio pazzo di Pinerolo che per me ha inventato il miglior sistema di messa in onda al mondo perché in grado di riprodurre file non compressi dunque con una qualità pazzesca.

L’interfaccia è customizzabile ed è facilmente gestibile nel mapping in termini di punti e nella precisione delle maschere oltre ad interagire con qualsiasi sensore. In aggiunta si ha la possibilità di sincronizzare quanti proiettori si voglia con scheda Matrox per filmati fluidi che non scappano mai. In questo caso il robot è stato comandato con un relè inviando semplici segnali inseriti sulla timeline.”

Interazione uomo-schermi

Qual è stata la maggiore criticità nell’interazione uomo-macchina?

“Il fatto di non sapere bene se avrebbe funzionato. La questione fondamentale era capire l’effetto generale, ma potevamo solo simulare perché non c’era modo di provare dato che le macchine pesavano oltre 1.000 kg con ingombri importanti.

Abbiamo dovuto impostare un triplo export di 3D per i movimenti dei video e la posizione della camera rispetto ai bracci meccanici traducendo poi tutto in tempi associabili alla programmazione dei robot. Una volta arrivati a Dubai abbiamo avuto due giorni per mettere insieme le varie componenti sul palco con il ballerino ed acrobata circense che aveva memorizzato le sue azioni sulle battute musicali.”

Performer e schermi in movimento

Senza dimenticare che in contemporanea eravate impegnati per il tour di Tiziano Ferro. Ero presente alla prima a Torino ed ho visto spettacolari proiezioni 3D. Cosa avete fatto per dare profondità al fondale?

“L’idea è stata di Claudio Santucci di Giò Forma che mi ha mostrato il progetto con l’intuizione di adoperare i LED in maniera tridimensionale mappandoli per non avere la solita scena piatta, ma aggiungendo un valore architettonico.

La complessità era data dalle dimensioni notevoli dei LED con uno sviluppo di oltre 800m2 con un’infinità di pixel di risoluzione. Inizialmente sono rimasto perplesso dalla struttura per la difficoltà nei riferimenti visivi perché lavorare con un’architettura in profondità vuol dire trovare il modo di simulare le posizioni nello spazio della camera 3D riuscendo a restituire un’immagine prospettica perfettamente inserita all’interno del contesto.”

Che mole di dati avete trattato?

“Una quantità enorme. Ci mettevamo mediamente due giorni a brano per esportare gli ortogonali. Un pezzo come Rosso relativo è stato impressionante come rendering con tutti i ballerini “tagliati” dentro i cubi. Per ogni canzone elaboravamo la scena ricostruendola in un ambiente 3D con la simulazione di una camera centrale per ottenere la prima animazione. Successivamente dovevamo esportare la posizione scelta con gli ortogonali in base alla risoluzione gestita dal media-server arrivando a circa 80 gigabyte a filmato.”

Projection mapping Tiziano Ferro 2015

Com’è stato lavorare con Ferro?

“Il grande vantaggio è stato che Tiziano si è fidato nonostante non avessimo mai collaborato. Il procedimento è stato lungo tanto da impiegare circa un mese e mezzo per mostrargli un solo pezzo, dopo l’approvazione degli storyboard. In seguito ci siamo occupati delle riprese dei vari contributi con i ballerini ed il coreografo inglese nei nostri studi di Milano. La principale preoccupazione è stata quella di far rendere le proiezioni sulle superfici dei LED. Questo concerto ha esaltato la performance creativa di tecnici ed artisti italiani unendo diversi mondi.”

Campionati Mondiali di Nuoto 2009 Roma

I live sono un ritorno all’origine, ma come sei arrivato all’opera?

“Casualmente. Anni fa avevo preso l’esclusiva di un sistema oleografico che si chiamava Free FormatTM con il quale avevamo fatto la cerimonia di chiusura dei Campionati Mondiali di Nuoto 2009 a Roma. In quell’occasione mettemmo 10 schermi oleografici dentro la piscina centrale del Foro Italico con immagini che nascevano dall’acqua con risultati emozionanti. Fui invitato a parlarne ad una conferenza dove conobbi David Livermore che era interessato a fare nuove sperimentazioni. Ci siamo stupiti di essere entrambi torinesi e da lì è nata una fortissima collaborazione.”

Cosa avete realizzato?

“Con Livermore sono nate decine di opere in cui ho curato la parte di video-design, fra cui Ciro in Babilonia per il Rossini Opera Festival dove abbiamo chiesto al Museo del Cinema di Torino di darci le foto di scena dei primi kolossal girati nel capoluogo piemontese, fra cui Cabiria con la regia di Giovanni Pastrone e sceneggiatura di Gabriele d’Annunzio. Noi abbiamo riprodotto tutto il materiale ricevuto, smontandolo, ritagliandolo e proiettandolo su due enormi pareti inclinate fatte di sabbia.

Otello a Valencia

Uno dei titoli a cui sono più affezionato è l’Otello fatto a Valencia con la scena curata da Giò Forma in cui avevamo bisogno che il mare diventasse un elemento narrativo e quindi l’abbiamo ricostruito in 3D per trattarlo come un personaggio.Un lavoro geniale.”

E nel futuro quali progetti hai?

“Stiamo iniziando a pensare alla tournée invernale di Tiziano e visto il mio passato di musicista mi auguro di proseguire all’interno dei liveshow, ma abbiamo anche vinto un’altra gara a Dubai e ci affiancheremo a Giò Forma per due impegni di cui scaramanticamente preferisco non parlare.”

RIPRODUZIONE RISERVATA – © SHOWTECHIES – Simona Braga

Foto di:  PRODEA GROUP – D-WOK – PAOLO GEP CUCCO – SHOWTECHIES

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